Da qualche parte in Italia, stanotte, c'è un telefono sul comodino con la suoneria al massimo. Chi l'ha messo lì aspetta da più di due anni una chiamata del centro trapianti. Ogni notte è così.
Nello stesso momento, in un altro ospedale, una famiglia ha appena detto sì alla donazione. Non è detto che quei polmoni arrivino a qualcuno.
L'Italia è brava a procurare organi: la sua rete di donazione è tra le più efficienti d'Europa. Quella capacità però non diventa altrettanti polmoni trapiantati.
Oggi nessuno sa rispondere con precisione. Ogni Paese raccoglie i propri dati con criteri suoi e metterli a confronto è difficile. Perfino il dato sull'attesa italiana, stimata intorno ai due anni e mezzo, è incerto.
E l'attesa ha un prezzo. Mentre si aspetta la malattia avanza. Qualcuno esce dalla lista perché non è più abbastanza forte per affrontare l'intervento. Qualcuno non arriva in fondo.
Finanziamo dodici mesi di lavoro di una ricercatrice o di un ricercatore, con competenze trasversali tra letteratura scientifica, epidemiologia e sistemi sanitari. È il primo confronto sistematico tra l'Italia e i principali Paesi europei.
Non è un lavoro da scrivania. Sono previste missioni nei principali centri trapianto europei, per vedere da vicino come lavorano i sistemi che funzionano meglio. Ogni mese la ricercatrice o il ricercatore fa il punto con la Fondazione.
Un'analisi critica della situazione italiana, referenziata dai massimi esperti internazionali sull'argomento. Una mappa degli ostacoli, tappa per tappa. Un lavoro finale e uno o più articoli su riviste internazionali, revisionati dai massimi esperti del settore: è quella revisione a dare valore al risultato.
Da lì, con il supporto di una società scientifica, si potrà arrivare a raccomandazioni concrete.
Con una donazione entri in questo anno di ricerca.
Un aggiornamento ogni tre mesi su cosa sta emergendo. A lavoro concluso, una sintesi dei risultati in italiano, scritta per chi non fa questo mestiere. Un invito alla presentazione pubblica dei risultati.
Lo segui da dentro, un aggiornamento alla volta, fino al giorno in cui i numeri saranno sul tavolo di chi può cambiare le cose.
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