Martina è stata trapiantata il 20 maggio, proprio all'inizio della stagione in cui, con il caldo, aumentano tutte le difficoltà. Era ancora in terapia intensiva e noi vivevamo quei giorni con trepidazione e speranza, quando ci furono date le indicazioni per preparare il suo rientro a casa dopo tre o quattro settimane.
Iniziò così una corsa contro il tempo. Dovevamo trasformare rapidamente la casa in un ambiente il più possibile sicuro per una persona con le difese immunitarie profondamente compromesse. Imbiancammo tutti i locali. Eliminammo tappeti, vestiti delicati, scarpe, borse, materassi, cuscini e moltissimi altri oggetti che non potevano essere lavati a 60 gradi. Rinunciammo a molte piante e ad alcuni oggetti a cui Martina era affezionata. Persino il suo amato cane fu affidato ad amici.
Non abbiamo mai calcolato con precisione quanto fosse costato. In quel momento non importava. Oggi stimiamo un impegno dell'ordine di 10.000-20.000 euro, a cui va aggiunto il costo umano di organizzare tutto in poche settimane, nel momento più difficile che una famiglia possa attraversare.
È rimasta una domanda a cui non abbiamo mai saputo dare risposta: tutto questo è servito davvero?
Chi riceve un polmone nuovo prende per tutta la vita farmaci che abbassano le difese. Servono a fermare il rigetto, e lasciano il corpo più esposto a batteri, funghi e muffe. Il polmone, a differenza di ogni altro organo trapiantato, respira direttamente l'aria di casa.
Per questo, prima della dimissione, alle famiglie si chiede di preparare l'abitazione. Le raccomandazioni però sono qualitative e cambiano da un centro all'altro. Non esiste, in nessun Paese, un metodo condiviso per misurare se una casa è adatta al rientro.
Così le famiglie non sanno quali interventi servono davvero, quando possono fermarsi, se quello che hanno fatto ha funzionato. Lo decidono in due o tre settimane, nel momento più carico di paura e di stanchezza, spesso spendendo molto.
Non cerchiamo una casa sterile. Cerchiamo una casa abbastanza sicura, e il modo di sapere quando lo è.
Una fondazione non può dire agli ospedali come si fa. Per questo il protocollo sarà sottoposto alla validazione di un ente riconosciuto: è quella validazione che permette a un altro centro di fidarsi e di adottarlo.
Quanto costi un esame lo deciderà la seconda fase: si va da pochi euro a diverse centinaia. Finché non lo sappiamo, non mettiamo un prezzo su una piastra o su un tampone. Quello che sappiamo è quanto costa far partire il lavoro: circa 4.000 € tra la tavola rotonda e la costruzione dell'indice. È lì che va ogni donazione di oggi.
Sopra il modulo trovi quanto manca ai 4.000 €. Quando ci arriviamo, il tavolo si riunisce e te lo scriviamo.
Un aggiornamento alla fine di ogni fase. L'indice, quando sarà pronto, pubblicato e spiegato in parole semplici. E il giorno in cui una famiglia preparerà la casa in una settimana invece che in tre, spendendo la metà, lo saprai.
Con una donazione aiuti a dire a una famiglia: la casa è pronta, potete tornare.
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